"Ogni mattina un buon giornalista deve dare un dispiacere a qualcuno" (Benedetto Croce)

Un maestro contro-rivoluzionario

“Quest’uomo supera addirittura la sua leggenda!”, commentava con meraviglia un noto pensatore contro-rivoluzionario francese dopo un colloquio col prof. Plinio Corrêa de Oliveira nel 1968.

La luminosa traiettoria di Plinio Corrêa de Oliveira ha attraversato quasi da una sponda all’altra il nostro travagliato secolo, imprimendogli un segno indelebile con l’esempio della sua vita integra, con la coerenza e vitalità del suo pensiero, con la Fede incrollabile di cattolico, apostolico, romano. La sua opera — le Società per la difesa della Tradizione, Famiglia e Proprietà (TFP), oggi fiorenti in 27 Paesi dei cinque continenti — attesta la fecondità apostolica di questo gigante del cattolicesimo contemporaneo.

Plinio Corrêa de Oliveira

UN CROCIATO DEL XX SECOLO

Plinio Corrêa de Oliveira nasce a San Paolo del Brasile, il 13 dicembre 1908, da due illustri famiglie. Dal lato paterno, i Corrêa de Oliveira sono Senhores de Engenho, ossia membri dell’aristocrazia rurale dello Stato di Pernambuco. Dal lato materno, i Ribeiro dos Santos appartengono alla classe dei “paulisti di quattrocento anni”, provenienti dai fondatori o dai primi abitanti della città di San Paolo.

Dopo i primi anni di formazione sotto lo sguardo premuroso dei suoi genitori e la sicura guida d’una istitutrice bavarese, all’età di dieci anni Plinio Corrêa de Oliveira entra nel Liceo San Luigi, retto dai padri gesuiti.

Ben presto, posto di fronte al contrasto tra il casto, tradizionale, aristocratico e tranquillo ambiente del focolare materno — con il quale sente una naturale affinità — e i tratti di sregolatezza morale, volgarità, egualitarismo e frenesia in molti dei suoi compagni, il giovane Plinio prende la precoce decisione di consacrare interamente la propria vita alla difesa della Chiesa e alla restaurazione della civiltà cristiana.

Questo impegno si concretizza già nel 1928 col suo ingresso nelle Congregazioni Mariane, delle quali presto diventa leader. Inizia allora l’epopea della sua vita pubblica. Affascinante oratore ed uomo d’azione, Plinio Corrêa de Oliveira diventa l’esponente più in vista del Movimento cattolico brasiliano, come era allora genericamente chiamato l’insieme delle associazioni laicali, imprimendogli rinnovato vigore e un indirizzo decisamente tradizionalista. Massicce manifestazioni pubbliche danno al Movimento cattolico una crescente visibilità nella vita nazionale.

Nel 1929 fonda l’Azione Universitaria Cattolica, che si estende a molte scuole superiori, spezzando l’egemonia liberal-positivista che fino ad allora contraddistingueva gli ambienti accademici.

Alcuni anni dopo, nel 1932, ispiratosi all’esempio della Fédération Nationale Catholique, fondata dal leader cattolico e eroe di guerra francese, il generale de Castelnau, Plinio Corrêa de Oliveira promuove la formazione della Liga Eleitoral Católica (LEC), che nell’anno seguente lo fa eleggere deputato all’Assemblea Federale Costituente. È il più giovane e il più votato del Paese.

Plinio Corrêa de Oliveira si rivela allora come il leader più influente del gruppo parlamentare cattolico. In quell’assise costituzionale, il gruppo cattolico ottiene l’approvazione non solo delle “Rivendicazioni Minime” della LEC, ma anche della maggior parte del suo “Programma Massimale”.

Secondo l’insospettabile testimonianza dell’ex-ministro della Giustizia e presidente della Corte Suprema, Paulo Brossard, “la LEC fu l’organizzazione extrapartitica che nella storia del Brasile ha esercitato la maggiore influenza politica” (Jornal de Minas, 03-07-86).

Questa felice incursione dei cattolici in politica, condotta da Plinio Corrêa de Oliveira, ha molteplici e profonde conseguenze.

Anzitutto, serve di decisivo freno alla montante minaccia social-comunista, che non pochi consideravano ineluttabile, visto lo “spirito dei tempi”. Osvaldo Aranha — titolare dal 1930 al 1940 di diversi portafogli e presidente, nel 1947, dell’Assemblea Generale dell’ONU — giunse a dire: “Se i cattolici non si fossero uniti per intervenire nelle elezioni del 1933, il Brasile sarebbe oggi definitivamente deviato a sinistra” (Legionário, 20-12-1936).

Inoltre, l’avvento d’un robusto movimento cattolico, tradizionalista e militante, induce ad una notevole diminuzione del tonus laicista nella vita pubblica brasiliana, in un’epoca in cui, sulla scia del positivismo novecentesco, la pratica religiosa era sdegnata come bigotteria. L’elezione di tanti deputati della LEC e il loro successo parlamentare è così una dimostrazione della immensa forza politica dei cattolici. Una forza che — nell’intento di Plinio Corrêa de Oliveira — avrebbe reso possibile la piena restaurazione della civiltà cristiana.

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Scaduto il suo mandato parlamentare, Plinio Corrêa de Oliveira assume la cattedra di Storia della Civiltà nella Facoltà di Diritto dell’Università di San Paolo e, più tardi, di Storia Moderna e Contemporanea nella Facoltà Sedes Sapientiae e nella Facoltà Sao Bento, ambedue della Pontificia Università Cattolica di San Paolo.

Nel 1933 diventa direttore del Legionário, trasformandolo nel maggiore settimanale cattolico del Paese, con ripercussioni anche internazionali. Intorno al periodico si forma una dinamica corrente informalmente conosciuta come “Gruppo del Legionario”, che dà l’impulso all’insieme del movimento cattolico. In America e anche in Europa si comincia a parlare di Plinio Corrêa de Oliveira come una speranza per la civiltà cristiana.

Privi, in molti casi, d’un indirizzo politico di segno anticomunista, non pochi cattolici negli anni 1920-1930 si lasciano sedurre dalle dottrine nazi-fasciste, che all’ideale di restaurazione cristiana sostituiscono il culto dello Stato.

Nel momento in cui il nazi-fascismo è una moda davanti alla quale tanti vacillano, Plinio Corrêa de Oliveira mantiene il Legionário su posizioni cattolico-tradizionaliste, radicalmente contrarie al nazismo e al fascismo. Quando gli stessi oppositori del nazismo considerano il movimento di Hitler un avversario del comunismo, Plinio Corrêa de Oliveira denuncia la comune radice dottrinale dei due movimenti, di stampo gnostico, egualitario e socialista.

Nel 1942 Plinio Corrêa de Oliveira è uno dei principali oratori nel IV Congresso Eucaristico Nazionale, portando il saluto ufficiale dell’Episcopato brasiliano al rappresentante del Presidente della Repubblica. La folla, calcolata in oltre mezzo milione di persone, acclama piena di entusiasmo il suo nome. La sua fama è allo zenit.

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Intanto, spunta all’orizzonte una nuova realtà: l’Azione Cattolica. Voluta da Pio XI per agevolare la “partecipazione dei laici all’apostolato gerarchico della Chiesa”, secondo la definizione allora in uso, l’Azione Cattolica si espande rapidamente in Europa ed in America.

Nominato nel 1940 presidente della Giunta Arcidiocesana dell’Azione Cattolica di San Paolo, Plinio Corrêa de Oliveira subito nota, in certi settori di questo movimento, una cospicua influenza della corrente cattolico-democratica nonché di quella neomodernista, condannate da S. Pio X trent’anni prima. Tale influenza giungeva soprattutto dalla Francia.

Fuorviati da pensatori come Maritain e Mounier, e da teologi come Chenu e Lubac, attivisti della sinistra progressista s’infiltrano nelle organizzazioni di Azione Cattolica, servendosene come veicoli per la diffusione dei loro errori.

Per fermare quest’infiltrazione nel seno del laicato cattolico, nel 1943 Plinio Corrêa de Oliveira scrive il suo primo libro, In Difesa dell’Azione Cattolica. In particolare l’autore vi denuncia l’esistenza d’un movimento tendente a sminuire gradualmente il principio di autorità nella Chiesa. Nel campo sociale, questo movimento si caratterizzava per il rifiuto delle giuste e armoniche disuguaglianze sociali e per l’incoraggiamento della lotta di classe.

Il prologo è scritto dall’allora nunzio apostolico in Brasile, mons. Benedetto Aloisi Masella. Venti vescovi plaudono all’opera e il Provinciale gesuita si schiera a favore.

Nonostante questi autorevoli sostegni, ai quali si aggiunge nel 1949 una lettera di decisa approvazione a Plinio Corrêa de Oliveira scritta a nome di Pio XII da mons. Giovanbattista Montini, allora sostituto alla Segreteria di Stato della Santa Sede, è addirittura dall’ambiente cattolico che provengono le opposizioni più dure alle tesi esposte nel libro.

Una terribile bufera di calunnie si abbatte allora sul Gruppo del Legionario. Il numero di parrocchie che diffondono il periodico cala. Plinio Corrêa de Oliveira, finora oratore molto in voga, non viene più invitato e nel 1945 perde la carica di presidente dell’Azione Cattolica di San Paolo. Infine il suo principale mezzo di propaganda, il Legionário, gli è sottratto. L’ostracismo è totale.

Benché le apparenze possano indurre a trarre una conclusione in senso contrario, l’obiettivo del libro è però pienamente raggiunto: il progressismo è definitivamente smascherato in Brasile e non potrà più camuffarsi da pietà.

La storia ha successivamente confermato le profetiche ammonizioni di Plinio Corrêa de Oliveira. Basti ricordare che la cosiddetta teologia della liberazione nasce proprio negli ambienti dell’Azione Cattolica latino-americana, come sbocco diretto delle tendenze da lui denunciate nel lontano 1943.

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L’ostracismo dura tre anni. Nel 1951 Plinio Corrêa de Oliveira ispira il mensile di cultura Catolicismo, del quale fu l’anima fino alla morte. Come per il Legionário, anche intorno al nuovo periodico si coagula una corrente d’opinione che presto diventa un polo del pensiero nazionale. Nasce il “Gruppo di Catolicismo”, nel quale trovano naturale collocazione coloro che, in contrasto col corso sempre più rivoluzionario degli avvenimenti, vi vogliono opporre un’energica reazione. Lo stendardo della restaurazione cristiana torna di nuovo a sventolare con fierezza.

Rinvigorito dalle polemiche dottrinali colla sinistra, sia politica che religiosa, Catolicismo si diffonde in tutto il territorio nazionale. I convegni del movimento si moltiplicano, fino a radunare centinaia di partecipanti. Tra gli aderenti si contano personaggi illustri come il Principe Dom Pedro Henrique de Orleans e Bragança, allora Capo della Casa Imperiale del Brasile, e i suoi figli ed eredi, Dom Luiz e Dom Bertrand. Ha inizio allora l’espansione internazionale. Lunghi soggiorni in Europa — nel 1950, 1952 e 1959 — offrono a Plinio Corrêa de Oliveira l’occasione di contattare le correnti tradizionaliste europee, creando legami di amicizia e collaborazione che tuttora persistono. In diversi Paesi dell’America Latina, germogliano nuclei di simpatizzanti.

Allo scopo di dare una maggiore solidità dottrinale a questa crescente schiera di discepoli, Plinio Corrêa de Oliveira scrive, nel 1959, il suo capolavoro Rivoluzione e Contro-Rivoluzione.

Un anno dopo nasce la Società Brasiliana per la Difesa della Tradizione, Famiglia e Proprietà (TFP).

Ispirandosi al pensiero e all’esempio di vita di Plinio Corrêa de Oliveira, fioriscono altre TFP autonome e bureau TFP, oggi presenti in 27 Paesi: la più vasta rete di associazioni d’ispirazione cattolica dedite a contrastare gli errori del cosiddetto progressismo. Plinio Corrêa de Oliveira è ormai, a livello mondiale, maestro del pensiero contro-rivoluzionario. A differenza di tanti altri intellettuali, egli non rimane confinato nell’ambito dello studio, ma si fa apostolo delle sue idee, l’uomo coerente che vuole incarnarle cercandone l’attuazione con tutti i mezzi alla sua portata.

Oggi possiamo dire che dal Brasile all’Australia, dalla Scozia all’Africa del Sud, dalla Francia alle Filippine, il sole non tramonta sull’opera di Plinio Corrêa de Oliveira.

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Ormai identificata con la storia delle TFP, la vita di Plinio Corrêa de Oliveira si svolge in continua opposizione agli errori rivoluzionari. I suoi interventi negli avvenimenti brasiliani ed internazionali sono numerosi e significativi. Ne sottolineiamo due:

In Francia nel 1981 François Mitterrand è eletto presidente. Il suo “socialismo autogestionario”, accolto con giubilo dai progressisti di ogni sfumatura, è subito messo alla ribalta dai mass media, che lo esaltano come unica via d’uscita dalla crisi del cosiddetto “socialismo reale”, ormai moribondo.

Per sbarrare il passo a questo pericolo, Plinio Corrêa de Oliveira scrive il manifesto “Il socialismo autogestionario di fronte al comunismo: barriera o testa di ponte?”. Pubblicato su 155 giornali di 55 nazioni, con tiratura complessiva di 33.500.000 copie, questo manifesto costituisce uno dei motivi, forse fra i maggiori, che avviano al declino il socialismo autogestionario “dal volto umano”, come affermano opinionisti e storici.

Nel 1990 Plinio Corrêa de Oliveira lancia la TFP brasiliana nella campagna “Pro Lituania Libera”, ricevendo immediatamente l’adesione delle altre TFP. In tre mesi si raccolgono 5.212.580 firme a favore dell’indipendenza della Lituania. Il Guiness dei Primati la registra come la maggiore raccolta di firme nella storia. Gli opinionisti la ritengono come uno dei fattori che ebbero una decisiva influenza nel processo di liberazione dei Paesi baltici dal giogo sovietico, con la conseguente disintegrazione dell’URSS.

Questa intensa attività non ci deve però far dimenticare la profondità dottrinale di Plinio Corrêa de Oliveira. Diciotto libri, più di 2.500 saggi ed articoli, più di ventimila conferenze ed interventi in commissioni di studio, riportate in oltre un milione di pagine, attestano la sorprendente prolificità di questo pensatore ed uomo d’azione brasiliano.

L’ultimo libro di Plinio Corrêa de Oliveira è Nobiltà ed élites tradizionali analoghe nelle allocuzioni di Pio XII (1993). In quest’opera l’autore commenta le quattordici allocuzioni rivolte dal compianto Pontefice al patriziato e alla nobiltà romana, con l’appello a preservare, nei Paesi a tradizione nobiliare, le rispettive aristocrazie. Plinio Corrêa de Oliveira mette in rilievo l’importante compito che tocca alle élite, quelle antiche come pure quelle di origine più recente, anche al giorno di oggi, sottolineando il valore religioso e culturale delle tradizioni che incarnano, così come la loro ardua missione al servizio del bene comune spirituale e temporale nel turbolento mondo d’oggi.

Plinio Corrêa de Oliveira muore a San Paolo del Brasile il 3 ottobre 1995, confortato dai sacramenti della Santa Chiesa e avendo ricevuto l’apostolica benedizione. Il suo corteo funebre è accompagnato da 5.000 persone giunte da ogni parte del mondo, compresa l’Italia, per rendere l’ultimo omaggio al compianto maestro.

GENESI DEL SUO PENSIERO

Nel considerare le idee di Plinio Corrêa de Oliveira non di rado spunta la domanda: da quali pensatori le ha tratte? In alcuni casi, l’interrogativo ne implica un altro, magari non sempre esplicito: come mai è nata e si è sviluppata una scuola di pensiero contro-rivoluzionario proprio oltre-Atlantico?

Benché chiaramente inserito nella grande scia del pensiero contro-rivoluzionario europeo — al quale fa esplicito riferimento — dobbiamo però registrare che Plinio Corrêa de Oliveira è venuto a conoscenza di questa corrente quando il suo pensiero era già praticamente formato. In altre parole, Plinio Corrêa de Oliveira è un pensatore originale.

Qual è la genesi del pensiero di Plinio Corrêa de Oliveira?

Notevolmente precoce (oltre alla sua lingua materna, parla il francese all’età di quattro anni e il tedesco ai sette), Plinio Corrêa de Oliveira comincia a modellare il suo spirito sin dalla prima fanciullezza, avvolto dall’ambiente familiare profondamente sereno, casto ed aristocratico, con il quale sente naturale affinità. Le sue riflessioni originali — che poi costituiranno la struttura portante del suo pensiero — risalgono proprio a questa tenera età.

Osservatore acuto, Plinio Corrêa de Oliveira non perde niente di ciò che gli cade sotto gli occhi. Ma non basta osservare. Occorre analizzare, distinguere. Alla base del suo pensiero troviamo, dunque, una chiarezza adamantina nel discernere le cose buone da quelle cattive, anche nelle loro più tenui sfumature.

Connaturato all’atto cognitivo, al punto d’esserne inseparabile, vi è in Plinio Corrêa de Oliveira un ardente amore per tutto ciò che è vero, buono e bello, e un non meno ardente rifiuto di ciò che è falso, cattivo e brutto.

Questa rettitudine o innocenza dell’anima, mai inficiata da mezzi termini né compromessi, è la matrice e il filo conduttore dello sviluppo intellettuale e spirituale di Plinio Corrêa de Oliveira.

Nato, come abbiamo detto, in un ambiente aristocratico, Plinio Corrêa de Oliveira riteneva l’Europa, e particolarmente la Francia, un punto di riferimento. Un lungo soggiorno nel Vecchio Continente, fra gli anni 1912-1913, lo avvicina agli splendori della Belle Époque. La brillante raffinatezza della Francia, la fermezza militare della Germania imperiale, la geniale vivacità dell’Italia, insomma le ricchezze della civiltà cristiana, lo affascinano.

La visita al castello di Versailles, e quindi il contatto con l’Ancien Régime, segna per lui una tappa importante. Nella fastosa dimora del Re Sole, Plinio Corrêa de Oliveira scopre una raffinatezza, uno stile di vita, un modo d’essere che lo inebriano. Ne rimane così rapito da non voler più andarsene. Esprime il suo entusiasmo con un gesto proprio all’età, aggrappandosi alla ruota d’una meravigliosa carrozza.

Ma il suo agile spirito non si ferma all’osservazione di quanto si offre ai suoi occhi. Capisce che esso riflette perfezioni ancora più elevate, alla cui contemplazione si apre con slancio. Questo impulso verso l’alto è un’altra caratteristica del pensiero di Plinio Corrêa de Oliveira.

Dov’è quindi l’apice?

Un giorno del 1915, durante la Messa alla chiesa del Sacro Cuore, prende forma nel suo animo, in modo naturale, una associazione d’immagini, una visione d’insieme della chiesa e dei membri dell’aristocrazia ivi presenti: le belle vetrate, il maestoso suono dell’organo, i modi signorili degli assistenti, il fulgore sacrale della liturgia, la squisita dignità delle signore...

Il fanciullo percepisce che vi è una profonda armonia tra queste bellezze e il soprannaturale che, in certo modo, tutte le avviluppa. Il suo sguardo allora si fissa sul Sacro Cuore al di sopra dell’altare maggiore. Capisce che tutte quelle perfezioni sono un riflesso dello stesso Dio. Nel Sacro Cuore di Gesù trova l’archetipo divino e umano di tutto ciò che amava. Dal suo cuore allora scaturisce un atto di fede e di amore: “Ah! La Santa Chiesa Cattolica Apostolica Romana! Ella è perfetta! Niente può paragonarsi alle sue perfezioni!”

Nel suo giovane intelletto prendono forma precisa le due grandi realtà intorno alle quali ordinerà le sue idee: Chiesa da una parte e Cristianità dall’altra, due ordini interdipendenti ed armonici fra loro. Il tutto illuminato dalla fede cattolica, apostolica, romana, fulcro del pensiero e della vita di Plinio Corrêa de Oliveira.

Durante la Prima Guerra, Plinio Corrêa de Oliveira comincia a leggere attentamente libri e riviste di storia, fra cui spicca il Journal de l’Université des Annales. Nel contatto col passato, si aprono per lui nuovi orizzonti. Risalendo nei secoli, si accorge che la tanto ammirata Belle Époque è soltanto un resto, pallido e sfigurato, dell’Ancien Régime, pure questo, a sua volta, una debole eco del Medioevo cristiano.

Il Medioevo appare, quindi, come la più alta realizzazione storica dell’ideale cattolico. Plinio Corrêa de Oliveira comprende, in tutta la loro profondità, le parole di Leone XIII su quella dolce primavera della Fede in cui “la filosofia del Vangelo governava gli Stati” (Enciclica Immortale Dei, dell’1-11-1885).

Nel 1917 scoppia in Russia la rivoluzione bolscevica. Senza conoscere le dottrine dei rivoluzionari, Plinio Corrêa de Oliveira vi percepisce, però, la attuazione d’uno spirito di distruzione, in tutto somigliante a quello dei giacobini del 1789. Nella clamorosa uccisione della famiglia imperiale — i cui macabri dettagli fanno fremere la società di San Paolo — egli nota lo stesso odio anti-gerarchico che si era accanito contro Luigi XVI e Maria Antonietta più d’un secolo prima.

Comincia allora a delinearsi nel suo spirito Rivoluzione e Contro-Rivoluzione.

Come abbiamo visto, nel 1919 Plinio Corrêa de Oliveira entra nel Liceo San Luigi e, qualche anno dopo, comincia a frequentare la società. Finora abituato al focolare materno, egli subisce l’urto frontale col mondo moderno. Presto si rende conto che esso era animato da uno spirito diametralmente diverso da quello medievale. Al posto della raffinatezza, del decoro e dell’elevazione di spirito, egli vede il trionfo del democratismo ugualitario, della volgarità e della sfrenata immoralità.

Non sfugge a Plinio Corrêa de Oliveira il cattivo ruolo che, nella genesi di questa situazione, svolge un certo americanismo, diffuso specialmente dal cinema di Hollywood, che man mano si sostituisce all’influenza europea, più tradizionale. Il jazz spazza via il valzer, come questo aveva prima spazzato via il minuetto.

Plinio Corrêa de Oliveira misura tutta la gravità del quadro contemporaneo. Conclude che il mondo si trova nelle fasi finali d’una lotta fra l’Ordine — rappresentato dalla Tradizione — e un insidioso processo che punta a distruggere tutto ciò che di vero, buono e bello resta ancora nel mondo. Ora sanguinoso, come nel bolscevismo ed il terrore giacobino, ora sorridente, come nella musica jazz e nel cinema hollywoodiano, lo scopo di questo processo, però, è sempre lo stesso: la distruzione dello spirito cattolico, della civiltà cristiana e, in ultima analisi, della Chiesa stessa.

A tale processo, Plinio Corrêa de Oliveira poi darà il nome di Rivoluzione. Per lui, questa non è una vicenda da osservare e da considerare “asetticamente”, come farebbe un filosofo da salotto. Sotto pena di farsi complice della Rivoluzione, sia pure per una colpevole neutralità, il cattolico deve prendere posizione contro di essa. Per Plinio Corrêa de Oliveira, c’è il grave obbligo morale di opporle una reazione, una Contro-Rivoluzione appunto. Ecco come lui descrive questo suo atteggiamento:

“Qualunque cosa mi possa accadere, io sarò contro questo mondo. Questo mondo ed io siamo nemici inconciliabili. Difenderò la purezza, difenderò la Chiesa, difenderò la gerarchia politica e sociale; sarò in favore della dignità e del decoro! Anche se dovessi rimanere l’ultimo degli uomini, calpestato, triturato, distrutto, questi valori si identificano con la mia vita!”

Quindi, all’età di 12 anni, dopo aver saldamente stabilito le fondamenta del suo pensiero contro-rivoluzionario, Plinio Corrêa de Oliveira abbandona tutte le promesse del brillante futuro che gli si andava schiudendo, e prende la ferma decisione di consacrare interamente la propria vita alla difesa della Chiesa e alla restaurazione della Civiltà Cristiana.

Questa scelta egli la riassume in parole di alto e nobile impegno ideale:

“Quand’ero ancora molto giovane,
considerai rapito le rovine della Cristianità;
ad esse affidai il mio cuore,
voltai le spalle al mio futuro,
e di quel passato carico di benedizioni
feci il mio avvenire.”

D’ora innanzi, la vita di Plinio Corrêa de Oliveira sarà quella d’un crociato del ventesimo secolo, una personificazione delle dottrine da lui professate. Definendo chi è contro-rivoluzionario, egli scriveva:

Contro-rivoluzionario è chi:— Conosce la Rivoluzione, l’Ordine e la Contro-Rivoluzione nel loro spirito, nelle loro dottrine, nei loro rispettivi metodi;

— Ama la Contro-Rivoluzione e l’Ordine cristiano, odia la Rivoluzione e l’“anti-ordine”;

— Fa di questo amore e di questo odio l’asse intorno al quale gravitano tutti i suoi ideali, le sue preferenze e le sue attività.

Ecco ciò che definisce la vita di Plinio Corrêa de Oliveira. Ecco l’esempio che egli offre al mondo contemporaneo. Un esempio oggi raccolto e perpetuato dai suoi discepoli riuniti nelle Società per la difesa della Tradizione, Famiglia e Proprietà (TFP), diffuse su tutta la terra, e da tutti coloro che si richiamano ai suoi ideali nella difesa dei valori della Civiltà Cristiana.

(Tratto dalla Premessa a: Plinio Corrêa de Oliveira, Rivoluzione e Contro-Rivoluzione)