"Ogni mattina un buon giornalista deve dare un dispiacere a qualcuno" (Benedetto Croce)

Popolo sovrano e popolo bue

Non è questione di metonimia o di sineddoche. È che manifestando, pesciolini o gattini non fa differenza, al grido di "quando il popolo scende in piazza, deve essere ascoltato", si confonde la parte per il tutto e si prende in giro l'opinione pubblica. Quanto volutamente, non è dato sapere. Il concetto di popolo è infatti più vasto di quanto vorrebbe far credere la minoranza, ma fosse pure maggioranza, gargarizzante per le strade. Inoltre è sempre vivo il rischio che il tanto decantato popolo sovrano si trasformi (è accaduto, accade, accadrà di nuovo) in popolo bue. Anche i preti, allorché battezzarono i loro settimanali diocesani con nomi come Il Popolo, La Vita del Popolo, La Voce del Popolo, La Difesa del Popolo e così via, erano ben consapevoli della mistificazione, spacciando per l'intero e complessivo soltanto l'interesse di una porzione (la loro, il "popolo di Dio" nella migliore delle ipotesi) che fu a lungo anche un partito.

Scuse a quintali (che palle)

Cominciò improvvidamente il Polacco, pare con disappunto del Tedesco - dicono di averlo sentito sbraitare nelle sacre stanze. Da allora è stato tutto un fluire di scuse: per questo, per quello, per quell'altro. Adesso siamo alle scuse per le scuse delle scuse: un prete vuole scuse perché il vescovo ha chiesto scusa e poi arriverà magari il laico a chiedere le scuse del parroco che vuole le scuse del prelato e via di questo passo. Ma che stanno diventando?

Nulla ha valore, tutto ha prezzo

Con la fortuna che hanno i nuovi slogan e le parole ripetute in modo mediaticamente infinito, fino a snaturarne il significato e a renderle spauracchi da agitare, oggi è tutto un fiorire di sovranismo e sovranisti. Difendi la tua casa, abitazione o nazione? Sovranista! Tieni alla pellaccia e alle tradizioni? Sovranista! Vuoi meno villaggio globale e più villaggio locale? Sovranista! Te ne freghi del mercato internazionale e ti curi del tuo popolo? Sovranista! Una volta si parlava dopotutto di disfattismo